25 anni dopo l'alluvione: dalla tragedia alla solidarietà.


martedì, 05 novembre 2019
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25 anni fa, nella notte tra il 4 e il 5 novembre 1994, il Piemonte fu lo scenario di un'alluvione catastrofica. Fu un momento triste e difficile. La città di Alba fu duramente colpita. Noi vogliamo fare memoria di quegli eventi, mettendo però in luce che da quella tragedia nacque un nuovo modo di vedere ed interpretare il volontariato. Abbiamo realizzato due poster (li trovate in allegato) che riassumono le vicende di quei giorni legate alla nostra scuola e alla corrispondenza che vi fu tra i ragazzi di allora e i volontari delle Misericordie di Firenze, venuti in soccorso della città che avevano dormito nelle aule. Abbiamo poi realizzato una videointervista con il Dott. Domenico Viberti, Preside della scuola in quell'anno.  L'intervista è visibile cliccando su QUESTO LINK 

I ragazzi avrebbero voluto conoscere i volontari delle Misericordie. Essi però risposero inviando loro un casco con queste righe di accompagnamento:

Non ce ne vogliate se desideriamo di non consegnare alcuna immagine di noi. Anzi crediamo di farvi più ricchi se impediamo alla nostra immagine individuale, personale, di sovrapporsi alla ben più importante immagine “anonima” della Squadra USPIM della Misericordia. Se conserverete nei vostri ricordi quella immagine anonima, saprete che fra la gente sconosciuta che incontrerete, nel prossimo, che spesso sembra insignificante o indifferente, ci sono invece persone (le più impensate) che sentono l’urgenza del dovere (anzi, del bisogno) di aiutare chi si trova in difficoltà. Nelle vostre parole, belle, dettate dall’affetto, c’era anche tanta riconoscenza. Mantenendo il nostro anonimato vi invitiamo ad essere riconoscenti verso la “gente”: se credete di aver contratto un debito con noi, saprete, così, di dovervi “sdebitare” verso il “prossimo anonimo” troppo numeroso per poter essere definitivamente soddisfatto. Tuttavia vi invitiamo ad impegnarvi lo stesso in questa opera di riconoscenza cercando di mettere a disposizione degli altri le enormi capacità che vi vengono dall'essere così giovani. Se è un debito, questo, è un debito che vale la pena avere! Oggi in Italia gli oltre seicentomila nostri compagni (noi li chiamiamo Confratelli) sono impegnati in questa impresa impossibile, ma bella.  Assieme a questa lettera vi giungono anche due cose che vi aiuteranno a ricordare l'impegno verso gli altri. La prima è un casco che porta ancora traccia del fango contro cui, insieme a voi, abbiamo combattuto. C'è ancora molto "fango" da combattere: speriamo di avervi ancora, in futuro, al nostro fianco... Grazie, dunque, di tutto cuore e augurandovi ogni bene, vi salutiamo secondo il nostro antico costume: Iddio ve ne renda merito!

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